Valerie Trebeljahr domina il palco con semplicità, un’eleganza rara e moderata di gesti e pensieri, sorrisi sparsi e gentilezza: è una tempesta potente in un bicchiere d’acqua da bere d’un fiato per dissetarsi. Ed è esattamente questo che è la musica dei suoi Lali Puna, un qualcosa che ti colpisce, ti fa fremere, ma allo stesso tempo ti tranquillizza, ti fa sorridere. Di fronte a un Locomotiv riempito da una folla che ormai ha imparato ad amarli anno dopo anno, i tre membri della band tedesca sfoderano un live ricco, musicalmente ed emotivamente. Sono vent’anni da “Tridecoder“, un disco che ha cambiato tante cose, per noi e per loro, facendo scoprire al mondo la parola “indietronica” e facendo sì che un certo Jonny Greenwood citasse i Lali Puna in ogni intervista come una delle sue band preferite.

20 anni dopo Valerie è forse meno giovane ma non meno fresca di allora e la sua voce ha lo stesso velluto nelle corde, mentre sotto la batteria pompa e le tastiere fanno letteralmente volare e i brani si intersecano in una session avvolgente, di cui è impossibile stancarsi: chiudi gli occhi e ondeggi a tempo, tra “6-0-3” e “Scary World Theory”, passando per “Faking the books” e “For only love”,  senza dimenticare brani recenti come “Small things” o “Being water”.

Le luci sullo sfondo danno a Valerie un’aura magica, mentre lei ci sorride dolcemente e articola ringraziamenti in italiano, scusandosi di essersi scordata un brano in scaletta e proponendolo in extremis, prima proprio della conclusiva “Being water”.

E’ la semplicità, contorno ideale di una perfezione sonora invidiabile, il tratto distintivo dei Lali Puna, quello che te li fa sentire vicini. Amabili. Quello che ti fa dire: vorrei che questo live non finisse mai.

E’ esattamente così che si sentivano gli spettatori del Locomotiv quando, alla fine del live, potevi vederli sorridere, soddisfatti, incamminandosi fuori, nella fredda notte bolognese.

Una menzione speciale va fatta per la biondissima ed emozionatissima Surma, che ha aperto il live con il suo set tutto tastiere, chitarre ed effetti: elettronica “made in Portugal” estremamente godibile. Da tenere d’occhio.

 

Alessio Gallorini
Classe 1987. Scrive e ascolta musica fin da quando gli hanno comprato uno stereo e dato un'educazione. Toscano doc, conduce un programma radiofonico tutto "home-made" che non poteva che chiamarsi "L'Appartamento". Laureato in giurisprudenza, ma allergico ai tribunali. Ama la letteratura e tutto ciò che è arte. Finchè non si annoia. Frase del cuore: "Costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione".