Come ogni anno la bella cornice del cortile del Castello Estense ospita la rassegna del Ferrara Sotto Le Stelle, giunta ormai alla sua XXI edizione. Anche stavolta i nomi in cartellone sono tanti e tutti interessanti (passate le serate con Caribou e Glen Hansard, ancora da vedere Kurt Vile e Wilco, Last Shadow Puppets e Mogwai). Tra il palco sul quale gli artisti di stasera stanno per esibirsi e le transenne che limitano lo spazio dei fotografi e il confine per il pubblico, la distanza è notevole. Potrebbe sembrare un dettaglio inutile ma di fatto non lo è. Troppa distanza, fisica e non. Se n’è accorto Cosmo (Marco Jacopo Bianchi, già membro dei Drink To Me) che, arrivato sul palco per la sua Ultima festa, si è dovuto accontentare di un party a metà. I brani dell’ultimo lavoro hanno scaldato un bel gruppo di affezionati, troppo pochi per garantire l’atmosfera carica e scintillante che i suoi set di solito sanno regalare. Cosmo ci mette entusiasmo e bravura ma l’impressione è che al pubblico interessi più l’attesa dello show principale in sé rispetto a quello che sta succedendo sul palco. Peccato, davvero, perché è evidente in questo disco, come già lo era in Disordine (2013) che abbia sempre più cose da dire (o da fare se si preferisce) e nonostante scherzi sul fatto che in fondo si limita a schiacciare dei pulsanti, rimane una delle poche figure realmente interessanti in circolazione. Si chiude con la title track L’ultima festa, tra salti e battiti di mani, schiacciato il bottone, tutto si spegne e si è pronti per andare oltre. Inutile mentire, la gente che affolla il cortile è qui per un solo motivo: Niccolò Contessa.
E allora eccolo, puntualissimo, accompagnato dagli altri membri della band (Valerio Bulla al basso, Simone Ciarocchi alla batteria, Andrea Suriani alle tastiere) salire sul palco. Questo nostro grande amore deve ancora iniziare ma il karaoke è già partito e, sull’onda di un entusiasmo che pare incontenibile continua in un crescendo inarrestabile (anche perché la scaletta regala subito l’hype di Wes Anderson). Inaspettato, arriva l’intoppo, la tastiera non funziona, il navigato Contessa non si perde d’animo e ripiega su Hipsteria e Le coppie facendo tutti, se possibile, anche più contenti. Intoppo superato, la parte intima può arrivare: infondo l’anima di Aurora è quella e Niccolò pare sentirla particolarmente sua. Il pubblico si esalta e urla anche su pezzi come Una cosa stupida e Il posto più freddo, dimostrando di non essere completamente maturo né troppo razionale, e ci mancherebbe. In fondo quello che I Cani hanno saputo fare con i loro tre dischi è questo: coinvolgere, includere includendosi, osservare – descrivere -descriversi, ed è per questo che contenersi quando li si ha davanti risulta obbiettivamente difficile. Nel finale della bellissima Calabi-Yau la voce di Contessa si graffia leggermente ed è più che mai intensa, forse anche per via dell’introduzione al brano in cui invita tutti a partecipare all’Ancora Festival che si terrà domenica 3 luglio a Bologna, in memoria di Enrico Fontanelli, Offlaga Disco Pax e produttore del secondo lavoro della band, Glamour, scomparso nel 2014.
E proprio da Glamour arriva il brano sempre atteso, la canzone d’amore più bella e meno scontata che l’indie italiano intero ci abbia regalato finora: Vera Nabokov e qui si che il cortile estense può esplodere davvero.
Il concerto è ben lontano dalla fine e proprio da adesso in poi, l’intelligenza musicale di Contessa si esprime al meglio. Post Punk, FBYC, Non finirà: un’infilata di brani scelti con criterio e soprattutto eseguiti in modo da sembrare quasi un unico lunghissimo episodio, un monologo elettronico che è l’emblema di ciò che questa band-non-band (definizione che oramai non calza proprio più ) è in questo momento. Ed è con Finirà che tutto questo si fa tangibile: voce e tastiera, occhi chiusi, mani nelle mani ogni tanto, sullo schermo un buco nero che tutto inghiotte: il nuovo Contessa ha scelto di confrontarsi con il mistero di ciò che ci circonda per rubare quelle atmosfere spaziali che tradotte in suono, diventano la musica che gli riescono meglio.
Prima di iniziare Perdona e dimentica (brano che non si sentiva da un po’) si butta in un “fa stu tu pa come tutte le altre” ed è vero. Lui (come noi) lo sa e lo ammette a riprova del fatto che il suo progetto è sempre stato preciso e lucidissimo, nemmeno per un istante affidato al caso.
Si può concludere con il saltellare collettivo di Velleità? Volendo si potrebbe ma i duri e puri si ribellano: i concerti de I Cani vanno chiusi con Lexotan e allora che Lexotan sia. Adesso sì che sì può finire. Resta il sospetto che l’affetto oramai sia diventato davvero troppo e a tratti difficile da gestire. Contessa è un essere spietatamente analitico e di sicuro lo sa. Probabilmente avrebbe preferito avere qualche momento di respiro, in cui potersi esibire davvero magari senza essere sopraffatto dallo spirito collettivo che lui stesso ha contribuito a creare, ma tant’è. I live della band rimangono sempre momenti di autentica e preziosa partecipazione e a questi livelli, non se ne vedeva da un po’.

SETLIST COSMO:

Cazzate

Le voci

Impossibile

Dicembre

L’altro mondo

Un lunedì di festa

SETLIST I CANI:

Questo nostro grande amore

Protobodhisattva

Wes Anderson

Hipsteria

Le coppie

Non c’è niente di twee

Una cosa stupida

Calabi-Yau

Aurora

Il posto più freddo

Vera Nabokov

Post Punk

FBYC (Sfortuna)

Non finirà

Finirà

Sparire

Corso Trieste

Perdona e dimentica

Velleità

Lexotan