4 novembre 2017. La magica notte dei Queens of the Stone Age è finalmente arrivata e deve essere perfetta, così come tutti se la immaginano: con il suo rituale rock celebrato intorno al palco della Unipol Arena dal sommo sacerdote Joshua Homme.

La storia di questa band affonda le radici nel profondo “desert rock” dei Kyuss e trae linfa vitale dalla pioggia di Seattle creando un suono carico di energia, mai banale, e guidata sapientemente dal suo leader attraverso un percorso che ormai sfiora il ventennio e che album dopo album e concerto dopo concerto ci sta traghettando in percorsi musicali sempre nuovi.

E non a caso dopo un lungo periodo di silenzio, dove a dire il vero il nostro Josh Homme è stato impegnato in mille fronti tra collaborazioni, featuring, e non solo musicali, finalmente i Queens of the Stone Age hanno dato alle stampe  il nuovo disco uscito “Villains” con la conseguente omonima nuova Tournee mondiale.

Abbiamo già parlato di questo nuovo lavoro nell’apposita area dedicata alle recensioni (Villains Queens of the Stone Age) e la curiosità di sentirlo suonare live era grandissima anche perchè conosciamo quanto sia potente il suono dei QOTSA e che le loro perfomance live sono un evento al quale non si può rinunciare.

l’ampio palco dell’ Arena di Casalecchio si  anima poco dopo le 21 con l’entrata al gran completo di Josh e soci e la scelta dell’overture con If I Had a Tail tratta da Like a Clockwork … non poteva essere più azzeccata.

Intanto la potente sezione ritmica con Jon Theodore straripante alla batteria e Michael Shuman col suo basso killer che fa vibrare le nostre membrane auricolari, è la base su cui le due chitarre di Troy Van Leeuwen e ovviamente dello stesso Josh Homme duettano magistralmente .  Le tastiere di Dean Fertita seppur posizionate in secondo piano sul palco, hanno un ruolo fondamentale durante il concerto soprattutto nelle canzoni del nuovo disco, e lo stesso Dean di tanto in tanto abbandona lo scranno per scendere a fianco degli altri tre imbracciando la chitarra a rinforzare la tempesta elettrica della band .

Facciamo un salto “back in the past” con Monsters in the Parasol, ma il filo rosso del concerto sarà incentrato sugli ultimi due lavori che hanno sancito la piena consacrazione dei Queens of the Age a livello di classifiche e così in la folla comincia ad entrare in sintonia con i 5 sula placo con una sequenza di tre killer tunes quali My God Is the Sun, Feet Don’t Fail Me e la super hit The Way You Used to Do.

Josh inframezza simpatici siparietti tra una canzone e l’altra da vero istrione del palco con la sigaretta penzolante tra le labbra ma sempre sul pezzo della sua sei corde elettrica, e la sua voce che passa dal falsetto a toni più bassi con estrema eleganza e che anche dal vivo rieccheggia potente.

Non si è fatta attendere una No One Knows debordante e deflagrante che ha riportato ai fasti stoner rock dei primi QOTSA. The Evil Has Landed e Domesticated Animals tra i migliori episodi del nuovo disco,  sono adrenalina pura per il pubblico che non smette di ondeggiare sotto il palco ma anche sulle tribune e dopo altre due perle come I Sat by the Ocean e Smooth Sailing arriva una vera chicca per intenditori; Make It Wit Chu che fu originalmente scritta da Josh Homme nelle sue Desert Sessions è una danza cadenzata dal piano di Dean e dal falsetto alternato di Josh e di Michael un vero tripudio.

Passata l’ora e trenta di concerto arriva  in conclusione un classico dei primi Queens of the Stone Age , Go with the flow che trascina il pubblico in un delirio cosmico . I due encore arrivano dopo pochi minuti dalla richiesta pressante della folla che richiama a gran voce i musicisti per ascoltare una A Song for the Dead e Head like a Haunted House con le tre chitarre in piena distorsione in un turbine finale di emozioni rock’n’roll che non si dimenticherà tanto facilmente.