Si è aperto con un entusiasmante live di Caparezza, di fronte a una piazza del Duomo stracolma, il Settembre: Prato è spettacolo

Sono passati 15 anni da “Verità supposte”, da quando un giovane rapper pugliese salì alla ribalta con un motivetto accattivante e caustico intitolato “Fuori dal tunnel”: quel giovane rapper ha saputo crescere, rinnovarsi, aggiornarsi e sempre migliorare la sua proposta, quel giovane rapper è diventato semplicemente Caparezza, ad oggi uno degli artisti più quotati nel panorama musicale italiano, e a ragione.

Michele Salvemini non è più solo un rapper, troppo riduttiva questa definizione, perchè nel frattempo le sue sonorità si sono aperte al rock, all’elettronica e il suo sound lo ha proiettato in cima a classifiche ed indici di gradimento del pubblico più e meno giovane, stabilmente, senza che per questo lui sia sceso a compromessi, anzi: quello di Caparezza non è solo un concerto, è un vero e proprio affresco dell’epoca in cui viviamo, messo in musica e, in particolare, è un quadro pennellato di cinismo di un’Italia che non sa ritrovarsi, prigioniera dei propri luoghi comuni e incapace di sfruttare fino in fondo i propri enormi talenti.

Di fronte a una piazza del Duomo stracolma e festante è iniziato sulle note di Caparezza il Settembre: Prato è spettacolo, edizione 2018 e si è subito assistito ad uno show che in Italia ha davvero pochi eguali, sia dal punto di vista musicale e contenutistico (difficile trovare un artista che riesca a parlare in modo così limpido alle masse), sia dal punto di vista visivo: costumi, giochi pirotecnici, balletti, al concerto di Caparezza non manca niente ed è letteralmente impossibile non mettersi a saltare o non intonare con lui i suoi brani, dai più recenti di “Prisoner 709”, fino a quelli che ormai sono classici, come “Vengo dalla luna” o “La mia parte intollerante”.

Caparezza costruisce un racconto sonoro che lo porta ad esplorare tutta, o quasi, la sua produzione, collegando i brani con siparietti o agganci che sono destinati a far riflettere: è questa la forza del cantautore di Molfetta, la capacità di instillare nella testa di grandi e piccoli il tarlo della riflessione, facendo allo stesso tempo ballare tutti.

Non sono molti quelli in grado di portare avanti una simile battaglia nel contesto socio-culturale di oggi e Caparezza lo fa con uno stile unico: è un artista libero ed è proprio la libertà il grande filo conduttore dello show. La libertà di essere se stessi, la libertà di essere diversi, la libertà che non dobbiamo permettere a nessuno di farci limitare. Caparezza è un inno al talento e invoglia chi lo ascolta ad approfondire anche i propri, di talenti, con determinazione, proprio come ha fatto Van Gogh (e come viene efficacemente ricordato con l’ultimo pezzo del live, “Mica Van Gogh”).

Lunga vita a Caparezza: che si conservi libero, intelligente, caustico e leggermente folle, proprio come è adesso. Il suo è un concerto imperdibile alle latitudini italiche.

 

Alessio Gallorini
Classe 1987. Scrive e ascolta musica fin da quando gli hanno comprato uno stereo e dato un'educazione. Toscano doc, conduce un programma radiofonico tutto "home-made" che non poteva che chiamarsi "L'Appartamento". Laureato in giurisprudenza, ma allergico ai tribunali. Ama la letteratura e tutto ciò che è arte. Finchè non si annoia. Frase del cuore: "Costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione".