Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il direttore artistico della XXIV edizione del festival che si aprirà a Firenze il 4 maggio e che porta in città tantissimi artisti di tutta Europa

Sta per partire a Firenze la ventiquattresima edizione del Festival Fabbrica Europa, che dal 1994 si propone di portare nella città toscana un programma di eventi artistici che faccia scoprire ai fiorentini (e non solo) le più belle realtà da tutta Europa, sfoderando ogni anno un cartellone ricchissimo che ha il suo fulcro negli eventi alla Stazione Leopolda.
Per l’occasione siamo andati a disturbare il direttore artistico della parte musicale del festival, Maurizio Busia (per la parte danza se ne occupa una dei fondatori di Fabbrica Europa, Maurizia Settembri) che ci ha raccontato quali sono le attrattive principali di questa edizione e cosa si propone di fare Fabbrica Europa.

Maurizio, ventiquattresima edizione al via per Fabbrica Europa, uno dei più longevi festival in Italia, quali sono gli obiettivi per questa nuova edizione?

“Fabbrica Europa è nato nel 1994 con la voglia di fare della Stazione Leopolda un luogo d’incontro per artisti da ogni parte d’Europa, diciamo che l’anima rimane quella di dare l’idea di una contemporaneità accessibile, con un buon livello di popolarità pur con artisti di generi molto diversi. Vogliamo far capire agli artisti stessi che si può accedere a Fabbrica Europa con le proposte più variegate, cercando di arrivare a un pubblico curioso e trasversale.”

Riguardo al fatto di essere nati nel 1994, stavo giusto pensando che voi avete precorso i tempi rispetto agli “Stati Uniti d’Europa” di cui tanto si parla e li avete creati dal punto di vista artistico quantomeno, in questo momento in cui l’Europa politica è un po’ in crisi come si pone Fabbrica Europa?

“Sicuramente Fabbrica da quel punto di vista ha precorso i tempi e la globalizzazione poi in questo, dal punto di vista delle collaborazioni ci ha favorito, per quanto non sia un momento facile per le istituzioni a livello europeo. Per esempio quest’anno su Firenze portiamo un progetto che si chiama N.O.W., ovvero New Open Working Process for the performing arts, progetto coordinato da extrapole (Parigi), in collaborazione con 7 partner europei tra cui la Fondazione Fabbrica Europa, che è cofinanziato dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea. vuole creare le basi per la creazione di un polo di competenze transnazionali. Partendo da una pratica comune a tutti i partner (l’accompagnamento di progetti artistici e la loro diffusione) il progetto intende intraprendere un percorso di ricerca sperimentale.
Il partenariato mira anche a diventare una rete di collaborazione reciproca e di collaborazione professionale duratura basata su principi di un’economia contributiva (cooperazione, condivisione, tecnologie dell’informazione).
Il programma di lavoro si strutturerà in 4 laboratori interdipendenti, che a loro volta si articoleranno in una serie di sessioni di lavoro lungo tutto l’arco del progetto triennale.”

Da direttore artistico come avviene la scelta degli artisti che vanno a comporre così variegato?

“Cerco di lavorare non sull’usuale, anzi spesso su progetti che nascono apposta per Fabbrica Europa, per esempio quello che faranno Hamid Drake e William Parker il 14 maggio: il rifacimento di “A love supreme” di Coltrane (a 50 anni dalla sua scomparsa) in una produzione per solo contrabbasso e batteria, oppure il progetto di Marco Parente “Eppur non basta” che recupera il primo disco ma non con uno sguardo nostalgico, bensì per dare un’idea di come era la scena fiorentina dell’epoca, come già avevamo fatto in passato con i CCCP di “Epica, Etica, Etnica, Pathos” e con la Cristina Donà di “Sea songs” .”

Spesso si vede Firenze come una città troppo legata alle proprie radici, al proprio periodo di gloria rinascimentale, è stato difficile trasportarla verso l’Europa in questi anni o è stato un percorso naturale?

“Secondo me Firenze non è una città semplice da questo punto di vista, trovo che per essere una città veramente europea abbia bisogno di toccare altre sfide, qualcosa che ancora deve arrivare nel futuro, perchè comunque è una città con una storia importante e per portarla nella contemporaneità bisogna lavorare con artisti capaci di andare in profondità.”

Il pubblico fiorentino spesso non è molto facile, negli anni ha imparato ad apprezzare le iniziative magari meno “nazional-popolari” proposte da Fabbrica Europa?

Io l’anno scorso rimasi molto sorpreso di trovare molti spettatori al concerto di Cristophe Chassol, un artista caraibico; questo mi fa pensare che quando la proposta è forte il pubblico si può incuriosire. L’offerta su Firenze è molto ricca quindi non è facile, però credo che si debba iniziare un lavoro sulla formazione della curiosità del pubblico, perchè ripeto quando la proposta è forte poi la gente la apprezza anche se non è fan dell’artista.”

Quali sono due nomi di artisti magari poco noti al pubblico italiano ma assolutamente da non perdere nel programma di Fabbrica Europa 2017?

“Sicuramente ti dico Mayra Andrade, musicista trasversale sia geograficamente che musicalmente: ha collaborato con Cesaria Evora per esempio. Lei la avremo il 12 maggio. Come secondo evento segnalo l’australiano Oren Ambarchi, che avremo alla Limonaia di Villa Strozzi il 20 maggio, un vero innovatore, musicalmente parlando.”

Per il programma completo: www.fabbricaeuropa.net

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Alessio Gallorini
Classe 1987. Scrive e ascolta musica fin da quando gli hanno comprato uno stereo e dato un'educazione. Toscano doc, conduce un programma radiofonico tutto "home-made" che non poteva che chiamarsi "L'Appartamento". Laureato in giurisprudenza, ma allergico ai tribunali. Ama la letteratura e tutto ciò che è arte. Finchè non si annoia. Frase del cuore: "Costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione".