Max Gazzè non poteva terminare nel modo migliore questo suo breve tour nei teatri antichi più belli d’Italia, se non nella splendida cornice dell’Arena di Verona, tempio dell’opera e della musica per eccellenza.
Domenica 2 settembre, dopo giornate di tempo instabile e un pomeriggio di nuvole e rovesci, mezz’ora prima dell’inizio dello spettacolo fortunatamente il cielo ha deciso di smettere di lacrimare sulla città, lasciando finalmente agli oltre 60 maestri dell’orchestra di Alchemaya il tempo di una rapida prova nel prestigioso palcoscenico dell’Arena, e poi subito in scena.
Ma che cos’è Alchemaya? Difficile spiegarlo se non lo si è vissuto. Chiamarlo ‘concerto’ è riduttivo, anche se di musica si tratta, chiamarlo ‘spettacolo’ anche, perchè è la musica a farla da padrona – ed è musica di alto livello – , chiamarlo ‘opera’ forse è più appropriato, anche se non parliamo di musica lirica ma ‘sintonica’.
Musica sintonica, appunto: definizione coniata dallo stesso Gazzè per spiegare la formazione di un’orchestra sinfonica, l’Alchemaya Simphony Orchestra diretta magistralmente da Clemente Ferrari, che si avvale anche di sintetizzatori.
Alchemaya è quindi un’esperienza, un evento, quasi una magia, una specie di sogno che si è realizzato, una creazione originale di un folle alchimista che ha il volto, la voce e la genialità di Max e che, con la collaborazione del fratello Francesco Gazzè (autore per l’occasione di testi che traggono spunto da anni di letture e studio approfondito) e del maestro Ferrari (che si è dedicato agli arrangiamenti) ha messo in piedi uno spettacolo di grande qualità ed intensità emotiva.
Alchemaya è un tour diviso in due tempi: una manciata di date nella primavera del 2017, e sei nell’estate 2018,  di una tournè che ha avuto il suo splendido gran finale appunto all’Arena. Nel frattempo c’è stato Sanremo ed è uscito a febbraio scorso un doppio cd che raccoglie tutti i brani dell’opera e che vede in copertina e nel libretto gli splendidi disegni di Francesca Pasquinucci e dell’Imaginarium creative studio, ripresi anche nella scenografia dei concerti del 2018.

Alchemaya è essa stessa un’opera divisa in due parti: durante il primo tempo assistiamo al racconto fantastico nientemeno che dell’origine del mondo e della comparsa dell’uomo sulla terra, che trae spunto sia da testi storici che esoterici, dalla Sacra Bibbia ai Rotoli del Mar Morto, dal Libro perduto del Dio Enki piuttosto che da l’Odissea, mentre nel secondo tempo, che si apre con la romantica Leggenda di Cristalda e Pizzomunno portata con successo al Festival di Sanremo quest’anno,  un Gazzè meno “formale” e più “sbottonato” ci accompagna attraverso la rivisitazione dei brani più belli e noti del suo repertorio, rivestiti dei nuovi arrangiamenti per orchestra.

Ad introdurre i brani del primo atto, la voce calda e importante di Ricky Tognazzi, il quale si muove con discrezione nel guidare gli spettatori, con la lettura di testi affascinanti ispirati a storie sconosciute ai più. Testi che poi, una volta usciti dall’alchima della serata, molti dei presenti correranno a casa a cercare in rete o, meglio ancora, nelle biblioteche per poter approfondire, scoprire e capire quanto la premiata ditta “Fratelli Gazzè & C.” ha messo in scena stuzzicando la curiosità del pubblico.
Il secondo atto invece vede in scaletta i brani storici di Max rivisitati per orchestra. Cambiano di poco le sonorità, l’abito di scena e l’atmosfera che a poco a poco si scioglie nonostante la solennità della location che blocca un po’ il pubblico nelle sue usuali manifestazioni d’affetto e di gradimento. Quelli che non mancano mai sono gli applausi, lunghi, scroscianti, calorosi come sempre. E certamente meritati, forse più di sempre.

È una notte da ricordare, quella di Alchemaya all’Arena di Verona, per tutto il pubblico presente nell’anfiteatro (il sold out è mancato davvero di poco, forse solo per colpa della pioggia pomeridiana), per i moltissimi momenti di stupore e di meraviglia che si sono succeduti, per il fascino della storia raccontata e l’incanto del come quella storia è stata interpretata, per il nuovo abito prezioso dei brani più noti, per le atmosfere a volte quasi dineyane vissute con certi nuovi arrangiamenti (su tutti il valzer fiabesco di Cara Valentina che ha quasi inibito i cori del pubblico o l’ampio respiro del notturno di Mentre dormi, fino alla ridondanza travolgente di quello che Una musica può fare).


Sarà da ricordare sicuramente per il Maestro Ferrari, per aver diretto con garbo e sapienza l’orchestra all’Arena. Sarà da ricordare per la bellissima e bravissima pianista coreana SoonHe You che seduta al pianoforte a gran coda in splendido abito da sera ha duettato elegantemente con la voce di Gazzè in più occasioni e ha reso magico l’intervallo fra i due tempi, per tutti i musicisti dell’Orchestra costituita proprio per questa occasione con alcune “integrazioni” significative (i sintetizzatori e, direttamente dalla band di Gazzè,  il trombone di Max Dedo) e per i tecnici di palco, tecnici del suono, alle luci e al mixer, che hanno svolto un compito impervio ma superlativo date le condizioni atmosferiche fino a un attimo prima di andare in scena (e non era affatto scontato riuscirci, fra l’altro!).
E siamo certi sia stata una serata da ricordare e da incorniciare, naturalmente, soprattutto per lo stesso Gazzè, che ha osato ed è stato premiato, perchè non sempre l’originalità è sinonimo di qualità ma in questo caso senza dubbio le due definizioni coincidono, e gliene va dato merito. Crediamo infine che difficilmente il cantautore, che a dispetto dell’anagrafe ha mantenuto l’anima curiosa d’un ragazzino, potrà dimenticare quando, durante il primo dei bis sono magicamente apparsi in platea centinaia e centinaia di palloncini bianchi sventolati dagli spettatori animati da un nutrito gruppo di rappresentanti dell’ Official fanclub dedicato a Max, che hanno creato così un ulteriore momento di affetto e vivace presenza intorno al loro beniamino.
Lo stesso Gazzè, visibilmente emozionato, impossessatosi di uno di quei palloncini, con epressione radiosa, ha intonato l’ultimo brano del concerto, per poi allontanarsi dalla scena e dalla favola con forse un filo di tristezza, come quando ci si sveglia a forza da un sogno bello.

Ora, chiusa meravigliosamente questa straordinaria esperienza, Max Gazzè si dice già pronto ad imbracciare nuovamente il suo amato basso per affrontare altre avventure, altre sfide, altri palchi (quelli europei stavolta) dove celebrerà il ventesimo compleanno di uno degli album fondamentali della sua carriera, La favola di Adamo ed Eva.
E anche qui, immaginiamo, ci sarà di che stupirsi!

Si ringraziano OTRlive e lo staff dell’Arena di Verona per la gentilezza e la preziosa collaborazione

 

Scaletta Max Gazzè – ALCHEMAYA

Arena di Verona 02.09.2018

  • Progenie (Ricky Tognazzi)
  • L’origine del mondo
  • L’anello mancante (Ricky Tognazzi)
  • Il diluvio di tutti
  • Vuota dentro
  • L’Atlantideo (Ricky Tognazzi)
  • Bassa frequenza
  • Ezechiele1, 1-28 ((Ricky Tognazzi)
  • Alchimia
  • Etereo
  • XII ((Ricky Tognazzi)
  • Il progetto dell’anima
  • (intermezzo al pianoforte di Sun Hee You)
  • La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
  • Il timido ubriaco
  • Il solito sesso
  • Nulla
  • Ti sembra normale
  • Mentre dormi
  • Cara Valentina
  • Se soltanto
  • Un brivido a notte
  • La vita com’è
  • Sotto casa
  • Una musica può fare
  • Verso un altro immenso cielo
Valeria Bissacco
Nata sotto il segno dei Pesci, diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, mi occupo di fotografia, di pittura e di arti marziali. Appassionata di musica italiana, armata delle mie Canon seguo da sempre i concerti dei miei amati cantautori e dei gruppi storici. Cerco, con il mio lavoro, di cogliere l’emozione della musica dal vivo attraverso le espressioni dei protagonisti, la gestualità degli artisti sul palco, le luci e i colori dello spettacolo musicale, le reazioni e lo stupore del pubblico.