Francesca Michielin, ci presenta il suo nuovo disco “2640”, album di 13 tracce inedite che uscirà venerdì 12 gennaio.

Polistrumentista e autrice di testi e musiche, Francesca firma quasi tutti i brani, ci racconta di come siano nati in modo impulsivo, parla di una vera e propria esplosione. Poche altre persone sono state coinvolta in fase di scrittura, autori amici, brani nati per amicizia e divertimento.
Un disco di dodici tracce, in cui Francesca ha messo tutta se stessa, senza risparmiarsi, un disco di anime contrastanti ma incastrate, il cui risultato è convincente.

2640” è un viaggio, uno di quelli che non si fa con lo zaino, uno di quelli che si parte e ci si interroga; in un momento storico e culturale in cui la comunicazione viaggia a velocità vertiginosa, in una generazione in cui i confini geografici si possono varcare senza fatica, ci si deve fermare a riflettere, su cosa ci stiamo perdendo e cosa non vogliamo perdere. Nonostante i modi di comunicare possano essere molto differenti, resta qualcosa che si capirà sempre nonostante le distanze.
Un disco in cui Francesca si presenta in diverse sfaccettature di se, dalle più leggere, a quelle più mature, quelle in cui non ci sta ad essere sempre “Franceschina, carina, piccolina e dolce”.

Francesca è cresciuta, forse ancora non sa esattamente cosa vuole, ma sa cosa non vuole, e sa cosa vuole dire, e in questo disco lo dice senza peli sulla lingua.

Nel brano Lava” c’è un sentimento di rivalsa, una forte voglia di dire “no!”. Tratta il tema dalle donne, in un momento storico in cui ancora sono ritenute di serie B rispetto agli uomini; c’è un forte senso di ribellione, desiderio di ritrovarsi, voglia di trasformare il malessere in energia potente e comunicativa.
In modo diverso, ma anche nel brano “Serie B” troviamo un sentimento analogo, un elogio alle persone di “serie B” che lottano a testa alta; il testo, principalmente, parla della retrocessione del Vicenza in seri B, “la prima grande delusione della sua vita” dice Francesca, ricordando quella giornata di lacrime.
In tutto il disco troviamo altri riferimenti allo sport, al calcio e alla Formula1, il brano “Alonso” che chiude il disco, è ispirato a Fernando Alonso e ad alcune vicissitudini che ha vissuto negli ultimi anni, Francesca ne parla con un sorriso di stima innegabile; è una riflessione sui sacrifici, quelli che fanno i nostri genitori, e una riflessione su quanto le nostre capacità e il nostro talento spesso possano essere compromessi proprio da noi stessi e dalle nostre scelte.
Nella terza traccia “Noleggiami ancora un film” troviamo un forte senso nostalgico, riferimenti ai suoi familiari, alle domeniche passate in famiglia, e ai ricordi dell’infanzia.

Il disco è segnato da un logo, tre triangoli di colore diverso, che stanno a indicare le tre anime: il rosso, il vulcano, l’esplosione, che sta a significare il dire quello che si vuole dire; l’azzurro, il mare,  il concetto di ascoltare, di percepire; infine il verde, la montagna, che sta a significare l’importanza dell’immaginazione e delle proprie origini.

A partire da Marzo Francesca sarà in tour nei principali club italiani.

16 marzo Parma, Campus Industry – ANTEPRIMA
17 marzo Milano, Fabrique
23 marzo Torino, Concordia
24 marzo Brescia, Gran Teatro Morato
25 marzo Bologna, Estragon
27 marzo Trento, Audiorium S.ta Chiara
28 marzo Roncade (TV), New Age
31 marzo Catania, Land La Nuova Dogana
5 aprile Perugia, After Life
7 aprile Maglie (LE), Industrie Musicali
8 aprile Modugno (BA), New Demodè
12 aprile Roma, Teatro Quirinetta
14 aprile Napoli, Hart
15 aprile Firenze, Viper Theatre

 

 

 

Pamela Rovaris
Mi chiamo Pamela Rovaris, ho ventisei anni e vivo a Bergamo. Dopo la formazione alla scuola superiore di grafica pubblicitaria di Bergamo, ho preseguito i miei studi alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia dove ho conseguito la laurea triennale in fotografia nell'estate del 2014. Da alcuni anni mi sono avvicinata al mondo dello spettacolo e della musica, in modo particolare ho scelto un approccio a livello personale incentrato su uno sguardo reportagistico. La collaborazione con alcuni artisti mi ha spinta a voler raccontare a modo mio qualcosa che va oltre uno sguardo superficiale.