Il cantautore irlandese regala una serata magica in chiusura del festival pistoiese. E si concede anche un aftershow tra la folla da brividi.

Luci soffuse, luna che fa capolino da dietro il campanile dell’affascinante duomo di Pistoia e la voce e la chitarra di Damien Rice a scandire emozioni: questo è il quadro riassuntivo dell’ultima serata del Pistoia Blues 2016, che, dopo le esclusive italiane di Bastille e The National, ha avuto il privilegio di ospitare anche l’unica data nel nostro Paese del cantautore irlandese.

Damien, camicia chiara e bretelle, è arrivato sul palco a dispensare la sua meraviglia intorno alle 22, dopo il suggestivo live di apertura della violoncellista Gyda: le note di “My favourite faded fantasy” hanno impregnato l’aria di poesia.

Il tocco di Rice è qualcosa di davvero speciale ed il suo rapporto con l’Italia lo è altrettanto, come sottolinea lui stesso, testimoniando addirittura che gli irlandesi e gli italiani hanno un simile concetto di “colpa” (o “colpola” come la chiama lui in un italiano da perfezionare).

Sorrisi per tutti e magie: “Delicate” arriva come un colpo al cuore, “Nine crimes” è così intensa da lasciare spiazzati e attoniti; poi, dopo “Amie” e “I remember” il concerto diventa qualcosa di più, diventa un vero e proprio dialogo tra Damien e il suo pubblico e scatta la corsa alla richiesta: “The rat within the grain” arriva inaspettata e lo stesso Rice è in difficoltà a ricordarsi il testo, ma il pubblico ha sempre ragione e viene così accontentato, così come quando chiede “Insane” che, dice Damien, “è così sconosciuta che nemmeno il tecnico luci sa cosa deve fare”.

Si torna ai classiconi con una “Cannonball” assolutamente incantevole, una carezza su una ferita aperta, mentre “Colour me in”  è un inno all’amore su cui non resta che abbracciarsi.

“Elephant” e “It takes a lot to know a man” sono il completamento di una scaletta che raggiunge il suo acme negli attesissimi bis: “Rootless tree”, ma soprattutto “The blower’s daughter” e una “Volcano” su cui Gyda torna sul palco per dare manforte a Damien in una cascata di emozioni, lacrime, sorrisi, abbracci, pensieri. Una collana di ricordi da incastonare nel cuore per chiudere questo Pistoia Blues…. Anzi no!

Perchè dopo un paio d’ore dalla fine del live, per chi è rimasto ad aspettarlo, Damien decide di uscire in Piazza Duomo e, dopo aver fatto sedere tutti intorno a lui i fan rimasti, attacca una serie di brani da brividi in un aftershow che nessuno dimenticherà: si va da “Eskimo” a “I don’t want to change you”, a “Delicate” risuonata con un ragazzo del pubblico dotato di chitarra, dalla Coheniana “Hallelujah” a “Cold water”, su cui Damien duetta con Francesca Michielin, che, come una fan qualsiasi, si è goduta il concerto in mezzo al pubblico ed era il volto della felicità nel poter duettare con il suo idolo.

Poi, semplicemente, chiede “permesso”, dispensa sorrisi e saluta dando appuntamento alla prossima volta. E, già lo sappiamo, che ci saremo…e che sarà incantevole.

Questo il foto report della serata. Foto di Stefano Mattii.

Alessio Gallorini
Classe 1987. Scrive e ascolta musica fin da quando gli hanno comprato uno stereo e dato un'educazione. Toscano doc, conduce un programma radiofonico tutto "home-made" che non poteva che chiamarsi "L'Appartamento". Laureato in giurisprudenza, ma allergico ai tribunali. Ama la letteratura e tutto ciò che è arte. Finchè non si annoia. Frase del cuore: "Costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione".