Il Circolo Magnolia nella sua versione “estiva” ha accolto il live della band di Detroit  Protomartyr in uno degli stage esterni alla struttura fortunatamente coperto anche per il pubblico, in una serata alquanto infelice dal punto di vista metereologico .

L’evento incluso nell’ambito del Festival Magnolia Estate ha permesso di apprezzare una performance live senza dubbio interessante non foss’altro per respirare l’aria di questa ondata post punk del secondo millennio che reinterpreta i fasti di quel rock che imperversò negli anni 80.

Se vogliamo anche la storia dei Protomartyr formatisi nel 2009 è abbastanza particolare considerando che il quartetto nasce da un nucleo di tre giovani elementi chitarra Greg Ahee , basso Scott Davidson e batteria Alex Leonard al quale si unisce in modo quasi casuale il quarto e più “maturo” membro, il vocalist Joe Casey.

Lo stesso Casey  che sino ad allora non aveva mai partecipato in una band decise che era forse giunto il momento  per lui e per gli altri membri di iniziare ad incidere pezzi propri, per non finire come migliaia di altri musicisti a suonare in qualche bar, cover di altri .

E la creatività non è mancata ai Protomartyr considerando che sono arrivati già a produrre il loro terzo album The Agent Intellect uscito a fine 2015 e che ha permesso loro di distinguersi nell’ambito della scena Indie di Detroit.protomartyr-the-agent-intellect

I ragazzi salgono sul palco alle 22,30 con tanta voglia di suonare , poca scenografia, look poco appariscente ma tanta sostanza e ottima tecnica.  L’energia profusa dai Protomartyr è subito disponibile con Coward Starve estratta dal nuovo disco e il singolo che lo aveva preceduto Blues Festival .

La chitarra di Greg si sdoppia in esibizioni solo e accompagnamento arpeggiata e distorta al contempo come nella bellissima Pontiac 87  mentre  la base ritmica solida e precisa non fa mancare il suo apporto di orginalità al suono della band.  Il vocal di Casey è particolarmente intrigante sia nei toni più bassi sia nelle interpretazioni punkeggianti e rabbiose che abbiamo ascoltato in Scum, Rise e Uncle’s Mother .

Nonostante si privilegi l’ultimo album nella scaletta non mancano due pezzi del disco d’esordio quali  Ypsilanti e 3 Swallows dove si apprezza la versione più grezza e punk dei Protomartyr.

Per il gran finale la band cala due assi i pezzi senza dubbio più conosciuti, Dope Cloud e la stupenda cavalcata di Why Does it Shake ! una canzone con due partiture ritmiche dal grande impatto sul pubblico.
Lo spazio per un unico encore è Come and See a chiudere il report che ha raccontanto di un’ ora di live intenso e magnetico.

fERDIDAS
The story begin ... 70's Rock- Punk + Post Punk ,80's New Wave - Dark + Electro, 90's Trip-Hop + Elettronica 00's Indie + Alternative - The story goes on ...... Music is Passion , Music is life