Cinquantamila innamorati a Firenze per il cantante dei Pearl Jam e il cantautore irlandese

Ci sono concerti che ti ricorderai per tutta la vita, di solito bastano e avanzano le dita di una mano per contarli. Sicuramente chi ha assistito alla seconda serata del Firenze Rocks 2017 ha almeno un dito di quella mano impegnato: il live di Eddie Vedder, il primo da solista in Italia (e il più grande che abbia mai fatto da solo, di fronte a 50000 persone) è qualcosa da raccontare agli amici, ai figli, ai nipoti.

10 ore di attesa sotto il sole cocente per essere lì, sotto il palco, ad aspettare l’ultima stella del grunge rimasta, dopo la recente scomparsa di Chris Cornell, con tutta la stanchezza che si accumula, il sudore, la fatica: tutto è stato spazzato via quando Eddie è salito sul palco, perchè la bellezza scaturita dalle sue note, dalla sua voce è qualcosa di difficilmente comparabile.

La straordinarietà di Vedder e anche di Glen Hansard, che ha aperto la serata (dopo la cancellazione dei Cranberries) è una straordinarietà umana, una bellezza che fa parte del loro essere uomini, prima che artisti: sono entrambi consapevoli del loro dono, della poesia che riescono a sprigionare e si donano al pubblico con una franchezza, con una gioia che è rarissima quando riesci a fare certi numeri. Loro sono lì e suonano per ognuno di noi, singolarmente, come se fosse un concerto privato, lo percepisci, ne percepisci l’emozione e la gioia di essere attesi da così tante persone, la paura di sbagliare, la voglia di suonare.

Quando Eddie si siede e attacca “Elderly woman behind the counter in a small town” si capisce subito che non sarà una serata come le altre, che la bellezza di certi momenti, l’empatia percepibile che si crea tra il pubblico (rispettosissimo e attentissimo) e l’artista sono qualcosa di sacro, di mistico.

Eddie è lì, a pochi passi, con i suoi occhi che sprizzano vita, gioia, il bicchiere pieno al suo fianco, la chitarra in braccio e la voglia di raccontarsi, di ringraziare l’Italia per il calore con cui lo accoglie (“solo in Italia può accadere che ci siano 50000 persone a un mio concerto solista”) e di ringraziarla anche per avergli donato l’angelo che gli ha salvato la vita (la moglie, cui dedica una struggente “Rise”).

Eddie è lì, a pochi passi, con i suoi occhi lucidi, quando straziato dedica “Black” all’amico fraterno Cornell e la chiude ripetendo “Come back”, ormai in lacrime, così come siamo in lacrime noi, stretti in un abbraccio collettivo che racconta più di mille parole, che ci dice che noi siamo diventati adulti con loro, abbiamo vissuto le nostre gioie e i nostri lutti con loro: Eddie, Chris e anche Kurt.

Eddie è lì, a pochi passi, quando inaspettatamente ci regala “Imagine” e una stella cadente enorme solca il cielo di Firenze mentre sui maxi schermi passano le immagini di Lennon, in un’apoteosi di bellezza senza precedente.

Eddie è uno di noi, è uno che ha la musica dentro, che dopo 30 anni di carriera ed oltre ancora si emoziona, proprio come Glen Hansard, probabilmente l’artista più sottovalutato degli ultimi 20 anni, capace di un set magico e sentito in apertura di serata, un set in cui ha regalato alcune delle sue canzoni, piene di poesia, cantate con l’anima, come lui (e Vedder) sa fare benissimo (da “When your mind’s made up” a “Revelate”, da “Lowly deserter” a “Way back in the way back when”) e capace di stare alla stessa altezza del maestro (come lo chiama lui stesso) Eddie quando condividono il palco dando vita a qualcosa di unico: i due regalano alcune perle che sarà difficile dimenticare, “Falling slowly” in duetto, così come “Song of good hope”, “Rockin’ in the free world” e una strepitosa “Smile”. Da brividi. Assolutamente da brividi.

Ci sono serate che è difficile anche raccontare. Questa è una di quelle. Come si fa a riassumere la bellezza pura con le parole? Ci si riesce solo con le canzoni. Eddie Vedder e Glen Hansard ci riescono. Ci sono sempre riusciti. Ci riusciranno sempre.

Firenze se li ricorderà a lungo.

GLEN HANSARD SETLIST @ Firenze Rocks
When Your Mind’s Made Up
Revelate
Winning Streak
Say It to Me Now
Astral Weeks / Smile
Bird of Sorrow
Lowly Deserter
Way Back in the Way Back When
Her Mercy

EDDIE VEDDER SETLIST @ Firenze Rocks

Elderly woman behind the counter in a small town

Wishlist

Immortality

Trouble (Cat Stevens cover)

Brain Damage (Pink Floyd Cover)

Sometimes

I am mine

Can’t keep

Sleeping by myself

Far behind

Setting Forth

Guaranteed

Rise

The needle and the damage done (Neil Young cover)

Millworker (James Taylor cover)

Unthought known

Black

Lukin

Porch

Comfortably numb (Pink Floyd cover)

Imagine (John Lennon cover)

Better man

Last kiss (Wayne Cochran cover)

Untitled

MFC

Falling Slowly (feat. Glen Hansard – Swell Season cover)

Song of good hope (feat. Glen Hansard – Glen Hansard cover)

Society (Jerry Hannan cover)

Smile (feat. Glen Hansard)

Rockin’ in the free world (feat. Glen Hansard – Neil Young cover)

Hard Sun (feat. Glen Hansard – Indio cover)

 

Alessio Gallorini
Classe 1987. Scrive e ascolta musica fin da quando gli hanno comprato uno stereo e dato un'educazione. Toscano doc, conduce un programma radiofonico tutto "home-made" che non poteva che chiamarsi "L'Appartamento". Laureato in giurisprudenza, ma allergico ai tribunali. Ama la letteratura e tutto ciò che è arte. Finchè non si annoia. Frase del cuore: "Costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione".