Leggiamo nella home che ad oggi sono 9.965 i fans che hanno messo in vendita in SeatWave i propri biglietti. Un fenomeno che si sta allargando sempre di più nel settore “oscuro” della compravendita di biglietti.
Come riportato nel sito, “Seatwave è un mercato virtuale dove i fan possono acquistare e vendere biglietti per concerti, spettacoli teatrali o sportivi o qualsiasi altro tipo di evento dal vivo. Seatwave è stato creato da un gruppo di persone mosse dalla convinzione che ottenere biglietti per eventi dovrebbe essere un’operazione semplice e sicura.”
Tanto successo ha attirato l’attenzione anche degli operatori del settore e da molti promoter è considerato il principale “nemico”.
Riportiamo di seguito l’intervista che il fondatore e amministratore delegato della società, Joe Cohen a rilasciato a Rockol.
“La nostra sede centrale è a Londra, ma abbiamo siti in lingua locale anche in Germania, Spagna, Francia, Olanda e Italia”, racconta Cohen “Abbiamo iniziato l’attività soltanto nel febbraio del 2007: dunque siamo ancora molto giovani, non abbiamo neanche compiuto tre anni. Secondo ComScore, lo scorso mese di luglio abbiamo toccato complessivamente un milione e mezzo di utenti unici. Di questi la metà circa risiede nel Regno Unito, il resto negli altri paesi con l’Italia e la Germania come capofila”. Quando e come ha avuto l’idea, mr. Cohen? “Ho aperto questa attività per conto mio dopo essere stato responsabile di Ticketmaster in diversi mercati europei. Mi ero reso conto che un sacco di gente comprava biglietti sul mercato ‘secondario’, ma che sussistevano due ordini di problemi. In primo luogo le transazioni non erano sicure: poteva succedere di comprare un biglietto on-line e di non vederselo recapitare. E poi i prezzi erano troppo alti: noi abbiamo usato il potere del mercato per costringere i rivenditori a competere tra di loro. Il nostro modello di business si basa sulla vendita effettiva dei biglietti. Più i prezzi calano, maggiore è il numero di biglietti venduti e di conseguenza anche il nostro guadagno. Il nostro interesse coincide con quello di chi acquista, con l’interesse del consumatore”.
Seatwave prospera applicando una doppia commissione ad ogni transazione: “Il 15 % lo addossiamo al compratore, il 10 % al venditore. Se viene venduto un biglietto a 100 euro, per esempio, noi ne incassiamo 115 e ne versiamo 90. Ma se il biglietto non viene venduto, non ci guadagniamo niente”. Il sistema, dice Cohen, funziona con piena soddisfazione di tutti. Com’è allora che sul sito circolano talvolta prezzi astronomici? C’è già chi vende a 500 euro i posti migliori per il concerto di Vasco Rossi il 6 ottobre a Pesaro, valore nominale 69 euro. “Ma stiamo parlando di biglietti che non sono stati venduti”, ribatte l’ad di Seatwave. “Sul sito indichiamo anche i tagliandi effettivamente venduti e il prezzo medio delle contrattazioni. Per gli show che Vasco Rossi terrà a Milano nel febbraio 2010, per esempio, il prezzo medio dei biglietti che si trovano sul sito è attualmente di 95 euro. Per questo un’offerta a 500 euro è ridicola, assurda. I nostri clienti sanno bene di potersi procurare il tagliando a un prezzo notevolmente inferiore, diciamo sotto i 100 euro. E’ questo che intendo per concorrenza tra i venditori: chi ha fatto un’offerta troppo alta è costretto ad abbassare le sue pretese”.
Ma perché il secondary ticketing ha conosciuto questa esplosione senza precedenti? Merito di Internet o colpa delle inefficienze del sistema di distribuzione tradizionale? “Credo che il vantaggio competitivo di società come Seatwave sia quello di applicare un sistema di prezzi dinamico, variabile, al proprio business: un po’ come fanno altre società in altri settori industriali, ad esempio le compagnie aree low cost. Le loro politiche di prezzi sono vent’anni avanti rispetto all’industria della musica dal vivo. Il nostro ulteriore punto di forza è che esiste un solo Vasco Rossi, non c’è una vera alternativa sul mercato: in ogni dato momento, la richiesta di assistere a una sua performance è superiore all’offerta. La mia opinione è che l’industria tradizionale non abbia ancora capito appieno gli orientamenti del mercato e i meccanismi con cui si forma il prezzo”.
Seatwave si promuove sul suo sito come un luogo in cui i fan incontrano altri fan. Ma, restando al caso di Vasco Rossi e del suo concerto a Pesaro, sono già in vendita un centinaio di biglietti. Possibile che siano tutte transazioni individuali, che dietro non si nasconda qualche broker il cui unico scopo è quello di lucrare? “Con le migliaia di transazioni che avvengono sul sito e con un milione e mezzo di clienti è impossibile verificare il comportamento di ognuno. C’è gente che specula? Sicuramente sì. Ma i broker e gli speculatori sono sempre esistiti, e prima che arrivassimo noi sfruttavano il consumatore molto più di oggi. La nostra piattaforma e i nostri strumenti permettono al pubblico di esercitare un controllo molto maggiore sul mercato. Noi garantiamo che i biglietti messi in vendita siano legittimi, e che arrivino al destinatario. Abbiamo successo perché rispondiamo a una esigenza del mercato. Oggi le prevendite di molti eventi avvengono con sei mesi di anticipo: quando la maggioranza della gente viene a sapere del concerto c’è il rischio che sia già sold out. Su Seatwave il pubblico sa di avere una seconda possibilità, di poter scegliere dove e quando vedere il suo artista preferito, e da quale postazione. Mentre chi acquista in anticipo ha la garanzia di recuperare i soldi spesi, se poi non ha modo di recarsi al concerto. Grazie a noi, il consumatore ha una gamma di opzioni che non aveva mai avuto prima. Investiamo molto in marketing e promozione, ma la ragione principale della nostra crescita è il passaparola. Chi compra o vende su Seatwave ci ritorna spesso e lo consiglia agli amici”.
Eppure i promoter lo vedono come il fumo negli occhi, e persino il governo inglese ha aperto un’inchiesta sul secondary ticketing… “Bisogna distinguere le due cose. Quando si sono addentrati nella questione, i funzionari governativi si sono resi conto che società come Seatwave forniscono un servizio utile e conveniente alla collettività e al consumatore. Quanto ai promoter, dal primo giorno noi ci siamo dichiarati disposti a spartire con loro e con gli artisti una parte ragionevole dei nostri introiti. E’ anche accaduto, in qualche occasione, ma in generale il loro punto di vista è che a loro spetta la torta intera, i 100 euro del biglietto di cui parlavamo prima. Non lo ritengo giusto, dal momento che abbiamo preso l’iniziativa per primi, investito milioni di sterline nella costruzione di questo business e nello sviluppo di un mercato legittimo. Abbiamo diritto di guadagnarci anche noi. Abbiamo iniziato a discuterne con qualche operatore, concludendo qualche accordo. Ma altri insistono nel volere tutto, e con quelli non c’è margine di discussione. E’ come se gli editori o i rivenditori di libri avessero cercato di bloccare Amazon sul nascere. Il mondo non funziona così, le cose bisogna guadagnarsele”. E se le proponessero di comprare Seatwave? Quanto vale la società? “Non forniamo dati sul fattturato, posso solo dire che in tre anni si è incrementato di oltre il 2000 per cento, e che contiamo quest’anno di vendere biglietti per un valore di 100 milioni di euro. Collaborare con noi, a un promoter, costerebbe sicuramente meno che comprare la società, e sarebbe anche redditizio. Ma quanto valga la società oggi non lo so dire, nessuno ha ancora bussato alla mia porta con un’offerta concreta”.
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spachez
9 giugno 2010 at 13:45
A tutti quelli che hanno lasciato dei commenti sull’utilizzo di Seatwave preghiamo di spiegare nel dettaglio la situazione dimostrando prove tangibili. I commenti denigratori senza fatti dimostrabili verranno cancellati.
grazie
Spachez
Brunocr
11 giugno 2010 at 22:36
Avevo comprato 2 biglietti per il concerto dei MUSE a San Siro a 320 €. Fin qui il bagarinaggio ci può ancora stare, perché nonostante sia un’attività al limite della legalità è stata una mia scelta libera e consapevole. Il fatto è che a 36 ore dall’evento dopo 3 solleciti mi hanno detto che il venditore (?) non aveva spedito i biglietti. Dovevo quindi andare a ritirarli a 2 (?) ore dall’evento in zona Sempione a Milano. Sono arrivato al limite del tempo per trovarmi il punto di ritiro chiuso. Non sono contattabil se non a mezzo mail e mi hanno negato il rimborso, nonostante avessi prenotato i biglietti più di 2 mesi prima e le loro millantate garanzie. Non acquistate mai nulla da SEATWAVE. Abusano della credulità altrui. La struttura del sito è sufficiente a dimostrare come si siano improvvisati rivenditori: menu poco chiari e tortuosi, nessun contatto se non tramite mail dopo vari menu incompensibili, contratti in inglese non tradotti.
giampierx
5 novembre 2010 at 17:32
Sembra che l’idea di seatwave sia buona, ma in italia c’è quasi sicuramente qualcosa che non va… se il problema fossero i venditori, seatwave potrebbe semplicemente non accreditare loro la somma e ridarla agli acquirenti qualora i venditori non spediscano i biglietti, ma quando questo non succede ed è plausibile pensare che i “venditori” siano loro stessi… le prove non ci sono ma ci sarà una denuncia per questo e vedremo
Brunocr
7 novembre 2010 at 18:45
Mi sembra molto ipocrita affermare che il ricollocamento sul “mercato secondario” di centinaia di biglietti a pochi giorni dall’inizio della prevendita a prezzi quintuplicati favorisca il consumatore e lo tuteli da “broker” e “speculatori”, che peraltro vengono esplicitamente riconosciuti tra gli utenti ed i fruitori del sito dalla persona che lo ha fondato. Offrire a questi soggetti l’anonimato, la comodità ed il bacino di utenza che solo internet può offrire non mi sembra il miglior modo per contrastare il fenomeno. Poi ognuno è libero di pensarla a proprio modo. Il fatto che molti si interroghino sulla liceità di un comportamento del genere mi sembra significativo. Cito un breve stralcio dal magazine di ottobre di TICKETONE (sito davvero serio col quale non ho mai avuto problemi: biglietti a prezzi di facciata dopo pochi giorni dall’ordine), che è (giustamente) interessato al tema: “Di per sé il concetto di intermediazione nella rivendita da privato a privato di un titolo di ingesso non avrebbe nulla di scandaloso se non fosse che il fenomeno ha ormai raggiunto dimensioni tali da poter legittimamente sospettare che sia in atto una vera e propria speculazione, a tutto danno del consumatore finale. L’ipotesi che tutti i biglietti disponibili su questi ed altri siti di interscambio siano stati originariamente acquistati da fan che poi li hanno rivenduti perché non potevano magari andare all’evento mi pare ipocrisia bella e buona.” Ticketone si sta muovendo per contrastare il fenomeno. Io ho recentemente iniziato una vertenza legale per il mio caso personale.
Gab_Is_God
9 giugno 2010 at 12:03
Sono appena entrato in possesso dei biglietti per il concerto degli AC/DC del 15/06 a Nizza. Nonostante abbia acquista i biglietti solo venerdì 04/06, oggi, 09/06, i bigliettti sono arrivati. Ovviamente li ho pagati più del dovuto (costerebbero 78€, su seatwave li ho trovati a 89 ma con le spese del sito li pago 113 ), ma sfido chiunque a trovare certi biglietti a meno di una settimana dall’evento (il biglietto preso è per la sezione PELOR, quindi sotto il palco).
Signori, a me è andata bene, ma a chi è andata male direi di non incolpare il sito ma prendersela con chi vende i biglietti perchè se il venditore non spedisce i biglietti o mette un’inserzione sbagliata Seatwave non può farci nulla.
Se pensate che poi sto post sia una bufala, cercate su Facebook Gabriele Magliano (io) e vedrete le foto degli AC/DC a Nizza! ^_^
spachez
9 giugno 2010 at 13:42
grazie Gab per la tua segnalazione!
giampierx
5 novembre 2010 at 17:35
Da psicologo non posso dirti con certezza che il post sia una bufala, ma la probabilità che lo sia è molto alta
Laura
5 novembre 2010 at 18:18
Ma hai capito quello che ha scritto?
ermes
15 aprile 2010 at 20:09
vi ringrazio per la rapidità,e serietà dopo un giorno ,il biglietto del concerto ac dc del 19 maggio è arrivato. saluti
Cristina
17 marzo 2010 at 10:38
–commento denigratorio–
fornire prove tangibili
MIK
18 febbraio 2010 at 11:57
–commento denigratorio–
fornire prove tangibili
zacca
26 gennaio 2010 at 14:44
vorrei sapere il codice sconto x i biglietti di vasco rossi
Marco
6 ottobre 2009 at 13:30
–commento cancellato–