Il concerto di Franco Battiato lo scorso 27 luglio è stato l’evento più atteso nell’ambito della rassegna Suoni di Marca 2017, festival trevigiano gratuito che propone ogni anno musica ed eventi di altissimo livello nella splendida cornice delle mura cittadine medioevali.

Il settantaduenne cantautore siciliano, reduce da una tournée in Spagna, è salito sul palco poco dopo le 22 ed ha proposto un live di grande qualità, accompagnato sul palco dal Nuovo Quartetto Italiano, uno dei migliori complessi cameristici internazionali, agli archi, dal maestro Carlo Guaitoli al pianoforte e da Angelo Privitera alle tastiere e programmazioni.

Prima di lui si sono esibiti, nell’ordine, il poeta e  cantautore indipendente trevigiano Giorgio Barbarotta accompagnato alla chitarra da Angelo Michieletto, la giovane e interessante cantante Eva Pevarello e il talentuoso violoncellista e compositore Lamberto Curtoni.

L’affluenza del pubblico è stata evidentemente al di sopra delle più rosee aspettative, e intorno alle 21 la zona del concerto, satura,  è stata chiusa per questioni di sicurezza. Questo non ha scoraggiato  altre migliaia di persone che erano accorse per il maestro e che si sono  accontentate di ascoltare il concerto dall’esterno, sedute lungo l’argine del fossato intorno al perimetro delle mura. Una situazione mai vista prima, ma certamente legata alla presenza eccezionale del maestro Battiato in città.

Il cantautore, seduto al centro del palco su un divano ricoperto da un tappeto persiano, una tazza di ceramica a fianco da cui sorseggiare forse del the, per gran parte del concerto ha accompagnato le parole solo con lievi gesti delle mani, in un’atmosfera quasi “sacra” in cui il pubblico in piedi ha osservato una compostezza e un incantato silenzio, sciogliendosi solo fra un brano e l’altro in lunghissimi appalusi. Poi, via via che le canzoni più “mistiche” come Le sacre sinfonie del tempo, Secondo imbrunire, L’ombra della luce, Lode all’inviolato lasciavano spazio ai brani più conosciuti come Povera Patria, L’animale, Gli uccelli, La stagione dell’amore ad esempio, anche i presenti si sono lasciati coinvolgere sempre più e da metà concerto in poi è stato tutto un coro e una danza sulle note e le parole che ormai fanno parte di diritto della storia della musica italiana.

Non sono mancate vere e proprie perle come La cura, uno dei brani d’amore riconosciuti fra più belli dell’intera discografia italiana, I treni di Tozeur (brano portato al successo con Alice negli anni 80), Te lo leggo negli occhi, o La canzone dei vecchi amanti. La grandezza e la genialità compositiva dell’artista sono sempre ben evidenti ad ogni sua esibizione dal vivo: Battiato è un artista “assoluto” e come tale lo si applaude e lo si rispetta, ci si inchina al suo talento immenso anche se di anno in anno i toni si abbassano e la voce si fa meno intensa, più rarefatta. Anche questo rientra nell’evoluzione di un grande artista, che dal sostegno del suo pubblico, accorso anche da fuori regione, trae sempre nuova forza ed entusiasmo. Sul finale, un vero tripudio sulle note dei brani più famosi come L’era del cinghiale bianco, Voglio vederti danzare, Cuccuruccuccu. Richiamato più volte sul palco, il maestro ha concesso ben quattro bis regalando a lungo inchini e sorrisi di ringraziamento.  Un concerto di rara bellezza ed intensità che ha lasciato tutti i presenti soddisfatti ed interiormente arricchiti e che Treviso e le sue mura cittadine difficilmente potranno dimenticare.

Scaletta del concerto di Treviso

Stati di gioia
Le sacre sinfonie del tempo
Secondo imbrunire
Fornicazione – No time no space
L’ombra della luce
Lode all’inviolato
Povera patria
L’animale
Sui giardini della preesistenza
Un irresistibile richiamo
Segnali di vita
Te lo leggo negli occhi
La canzone dei vecchi amanti
La stagione dell’amore
Gli uccelli
Prospettiva Nievsky
La cura
I treni di Tozeur
L’era del cinghiale bianco

Bis

Io chi sono
Le nostre anime
Voglio vederti danzare
Cuccuruccuccu