Cristiano De André ha ripreso dopo alcuni anni, il suo progetto live De André canta De André, che già aveva riscosso un grande successo tra il 2009 e il 2010 e dal quale erano stati tratti due cd/dvd dal vivo. Il tour di quest’anno, che vede una scaletta completamente diversa e nuovi arrangiamenti originali, è arrivato ieri sera 12 maggio a Padova, nella bella cornice del Gran Teatro Geox, uno spazio da 4500 posti a sedere che ha una buona acustica e un’ottima visibilità.

In questi anni in cui Fabrizio De André manca ai tanti che hanno apprezzato la sua musica, in molti si sono accostati alla sua opera reinterpretandolo e ricantandolo in tutti i generi e in tutti i modi; ma se c’è davvero qualcuno che può rendergli davvero degnamente omaggio è suo figlio Cristiano, musicista di grandissimo talento, polistrumentista e interprete di profonda sensibilità. Questo tour vuole essere infatti non soltanto un omaggio, ma una rivisitazione dell’opera del grande cantautore genovese affinché le nuove generazioni possano avvicinarsi e godere del patrimonio artistico e letterario deandreiano. E chi meglio di suo figlio avrebbe potuto intraprendere questa avventura, a costo di scontrarsi magari con chi vede Cristiano vivere “all’ombra” di Faber? Nella scelta dei brani in scaletta, nella rielaborazione e nell’interpretazione sincera e personale dei brani del padre, Cristiano De André dimostra una maturità artistica non comune e si impone sul palco con grande consapevolezza e talento.

Il concerto si apre con i due versi de La canzone del Maggio, scanditi al centro della scena con solo la chitarra al collo, dopodiché si passa a due brani tratti dall’album Creuza de ma, forse il progetto più alto di De André padre, in lingua genovese: Sinan Capudan Pascià e ‘A cimma, in cui imbraccia il buzuki. La scelta di questi primi brani, scelti tra quelli meno noti, dimostra la volontà (poi spiegata al pubblico) di rivalutare anche quelle canzoni a cui il grande pubblico si è avvicinato di meno, il suo desiderio infatti sarebbe anche quello di portare la musica di Fabrizio oltre oceano.

Cristiano De André suona alternativamente la chitarra, la tastiera nei momenti più intensi ed intimi, come nella splendida Hotel Supramonte, Amore che vieni amore che vai e nel brano che conclude il concerto, La canzone dell’amore perduto, e il violino in Don Raffaè e ne Il Bombarolo, e nei bis in Volta la carta e naturalmente Il pescatore cantata in coro dal pubblico in cui, con grande grinta interpretativa, canta e suona contemporaneamente.

Sul palco, accanto a De André, una band di musicisti eccezionali composta da: Osvaldo Di Dio, che lo accompagna ormai da moltissimi anni alle chitarre, Davide De Vito alla batteria, Massimo Ciaccio al basso e Max Marcolini alle tastiere, chitarre e programmazioni.

Uno dei momenti più significativi del concerto, è l’interpretazione intensa e quasi teatrale de La guerra di Piero: da solo, a centro palco, illuminato da un semplice faro bianco, Cristiano scandisce le parole di una delle più celebri canzoni della storia della musica italiana quasi come fosse una preghiera, anzi, una meravigliosa preghiera laica, accompagnata dal movimento delle mani (libere dagli strumenti) che ne sottolineano il senso. Il nuovo arrangiamento prezioso, lento ed emozionante, è di Osvaldo Di Dio.
Il teatro è praticamente pieno e il pubblico composto da persone di tutte le età partecipa emotivamente allo spettacolo: c’è chi canta dall’inizio alla fine sottovoce, c’è chi si scatena in cori e battimani, c’è chi rimane quasi tutto il tempo in “religioso silenzio” ed ogni tanto si asciuga una lacrima. Alla fine, durante i 4 bis, tutti accorrono sotto al palco per dimostrare a chi sta sopra il proprio gradimento, ma anche per la voglia di divertirsi fino all’ultimo scatenandosi al ritmo degli ultimi splendidi brani. Gli applausi sono infiniti; De André e i musicisti più volte si inchinano, ringraziano, la gioia e la soddisfazione sono evidenti sui loro volti, in particolare nel viso di Cristiano, che continua a stringersi simbolicamente al pubblico in un abbraccio, si china a stringere mani, sorride, si asciuga il sudore, saluta e non si decide a lasciare il palco in un tripudio di applausi e grida di acclamazione.

Due ore e un quarto di musica e di emozioni a fiumi, ma soprattutto per Cristiano De André un’altra sfida vinta, quella di un musicista completo e maturo che, nonostante il nome un po’ ingombrante che si porta addosso, ha saputo dimostrare ancora una volta il proprio valore e il grande impegno di artista e di uomo.

Altre date:

15 maggio Milano
19 maggio Montecatini (PT)
20 maggio Torino
22 maggio Pordenone
28 maggio Scandiano
16 agosto Diamante (CS)
12 ottobre Napoli
14 ottobre Roma

 

Scaletta Concerto
Padova, Gran Teatro Geox, 12.05.2017

Canzone del Maggio
Sinan Capudan Pascià
‘A cimma
Don Raffaè
Khorakhané (A forza di essere vento)
Dolcenera
Una storia sbagliata
Coda di lupo
Hotel Supramonte
Il testamento di Tito
Canzone per l’estate
Il bombarolo
La collina
Creuza de ma
Amore che vieni, amore che vai
La guerra di Piero
Quello che non ho
Fiume Sand Creek

BIS

A dumenega
Volta la carta
Il pescatore
La canzone dell’amore perduto
 

 

Foto e report di Valeria Bissacco