Cristina Donà celebra 20 anni di carriera regalando le canzoni di Tregua, suo disco d'esordio, a 10 giovani artisti italiani. Ne abbiamo parlato con lei alla vigilia della data fiorentina del tour.

20 anni di carriera sono un traguardo straordinario, 20 anni di bellezza e coerenza artistica, senza mai ripetersi, sono un qualcosa che va indubbiamente festeggiato: Cristina Donà decide di farlo attualizzando il suo disco d’esordio e “regalandone” i brani a dieci artisti della nuova generazione, che hanno riarrangiato i brani e duettato con la stessa Cristina, che si è tenuta per sé “Stelle buone”, uno dei suoi brani più rappresentativi. Abbiamo parlato con lei prima della data fiorentina di questo suo tour “Tregua 1997-2017. Stelle buone”

Ciao Cristina, allora prima domanda d’obbligo: come sono cambiate le cose rispetto a 20 anni fa?

“20 anni fa Tregua arrivò come parte del progetto Mescal, un management che in quel momento diveniva una vera e propria etichetta grazie a Manuel Agnelli, che decise di produrre anche quel mio esordio. Era l’inizio di una scena che comprendeva band come Subsonica, Afterhours, Bluvertigo, Lacrus, che sono poi divenuti dei veri e propri punti di riferimento per i giovani artisti attuali. Sicuramente è cambiato il modo di lavorare sulla musica ed ho nostalgia di quel modo di lavorare, che non era improntato sui singoli come quello attuale ma su veri e propri progetti; la musica era meno usa e getta, non si poteva avere tutto praticamente gratis, non c’era lo streaming. Insomma, su un disco dell’epoca c’era più attenzione, lo si ascoltava e lo si comprava perché davvero lo si desiderava.”

E tu come sei cambiata rispetto a 20 anni fa?

“Sicuramente è cambiato il mio modo di cantare, ho scoperto nuove armonie e ne ho magari perse altre. Riascoltando “Tregua” fatico a riconoscermi in quel modo di cantare ma sicuramente era lo specchio di quella che ero in quel momento, quell’urgenza di comunicare; mentre invece trovo che la mia scrittura, il mio tratto, un po’ come quello di un pittore, pur evolvendosi, sia rimasto riconoscibile: continuo a raccontare gli stati d’animo più che delle storie.”

Ci sono scelte che non rifaresti tornando indietro?

“Devo dire che sono sempre stata molto libera da quel punto di vista e artefice del mio percorso; anche il periodo di passaggio tra Mescal, che chiudeva i battenti come etichetta, ed Emi (a cui fu venduto il catalogo Mescal e che scelse di investire su tre artisti: Afterhours, Perturbazione e la stessa Cristina) lo ricordo come positivo. Ero un’artista già formata e nessuno mi ha mai condizionato più di tanto.

Come è nata la scelta degli artisti per questo disco? E c’è qualcuno che ti ricorda la te degli esordi?

“Devo dire che gli artisti di questo disco o li ho ascoltati personalmente e conosciuti in varie occasioni o mi sono stati consigliati da persone di cui mi fido ciecamente. Non sono state scelte casuali ma ci sono con tutti affinità artistiche e devo dire che è stato bello percepire quanto io sia stata per alcuni di loro un punto di riferimento, inconsapevolmente. Spesso mi chiedo che tipo di lascito ho dato in questi 20 anni di carriera e ricevere certi attestati è sempre un onore. Se ti devo indicare qualcuno con cui ho sentito una particolare somiglianza nel modo di scrivere e nell’urgenza ti dico Chiara Vidonis.”

La scelta di tenere per te “Stelle buone” come è nata?

“È un brano che sento molto personale, mi faceva strano farla cantare a qualcun altro… e poi era un modo per “presentare” questi 10 giovani artisti, come a dire “ecco, sono queste le stelle buone della musica. Tra l’altro segnalo che su “stelle buone” ha lavorato la bravissima e giovanissima polistrumentista Valeria Sturba in questo nuovo arrangiamento, ascoltatene i lavori perché io ne sono rimasta veramente estasiata.”

Cosa stai portando dal vivo in questo tour?

“Portiamo “Tregua” attualizzato, con arrangiamenti diversi da quelli di 20 anni fa e poi diamo spazio in ogni data ad una delle band che ha fatto uno dei brani nel disco. A Firenze ci saranno i Blindur e ovviamente duetterò con loro.”

Ultimissima domanda: un consiglio che daresti a un artista che si sta affacciando adesso alla scena musicale?

“Fare sempre ciò in cui si crede. Meglio sbagliare con la propria testa e le proprie idee che con le idee di qualcun altro, per non avere poi rimpianti”

Alessio Gallorini
Classe 1987. Scrive e ascolta musica fin da quando gli hanno comprato uno stereo e dato un'educazione. Toscano doc, conduce un programma radiofonico tutto "home-made" che non poteva che chiamarsi "L'Appartamento". Laureato in giurisprudenza, ma allergico ai tribunali. Ama la letteratura e tutto ciò che è arte. Finchè non si annoia. Frase del cuore: "Costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione".